2021 - Le canzoni - Raffaella

Vai ai contenuti

2021 - Le canzoni

Almanacco
Quest'anno perliamo di canzoni.
Cercheremo di scandire il passare dei giorni dell'anno con i pezzi nel cui titolo compare il nome del mese che stiamo vivendo. L'ascolto della canzone potrà essere l'occasione per approfondire il pensiero dell'autore o dell'avvenimento che racconta nel suo pezzo.
Cominciamo con un autore che come sapete mi è molto caro: Fabrizio De André.
Gennaio
Febbraio
Marzo
Fabrizio De André
Preghiera in Gennaio

De André scrisse e dedicò questa poesia ad un suo grande amico: Luigi Tenco, morto suicida a gennaio del 1967 a soli 29 anni.
Le cause sono ancora ignote ma sembre che Tenco si sia suicidato a causa della bocciatura di un suo pezzo al Festival di Sanremo di quell'anno.
E' una sorte di preghiera dove De André si rivolge a Dio dicendogli di avere pietà per il suo amico morto suicida e di farlo andare direttamente in paradiso
"Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia vedrai sarai contento" è una celata richiesta a Dio di accogliere Tenco in paradiso, lui che adesso canta nel vento.
E una canzone che sprigiona amore, triste si, ma di una tristezza colma, stracolma di amore.
Francesca Michielin
25 febbraio

Una canzone poco conosciuta di Francesca Michielin, che racconta il momento del distacco dall'adolescenza e l'inizio della vita adulta.
Parole semplici in cui ognuno di noi può ritrovarsi, da quando ha lasciato la casa per andare all'Università, o quando ha lasciato la propria città di origine per trasferirsi altrove per motivi di lavoro. Un testo carico di emozioni, ove Francesca ormai cresciuta, sembra voler tranquillizzare il suo passato, consapevole di aver superato gli ostacoli fin ora incontrati e di aver intrapreso la propria strada. Il testo, accompagnato dalle dolci note di pianoforte, è una riflessione scaturita da chi ad un certo punto della vita si ferma in alto, su una collina a guardare ciò che lascia indietro e sa bene quanti ostacoli inevitabilmente nella sua vita dovrà ancora affrontare.
Lucio Battisti
I giardini di marzo

"I giardini di marzo" è una delle canzoni più amate del cantante romano e uno dei classici della musica italiana, tripudio di quell'accoppiata che per tanti anni e tanti album ha visto, assieme a Battisti, Mogol, suo paroliere di fiducia e autore anche delle parole di questa canzone che prendono spunto proprio dalla sua vita privata e dalla sua giovinezza. Il brano ha uno degli incipit più noti del musica italiana, difficilmente qualcuno non conosce quel "Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati...". E già da queste prime parole si entra nel mood del pezzo, in quello che, racconterà Mogol, era la sua vita, i ricordi d'infanzia, quelli della madre, quei "fiori non ancora appassiti" che il paroliere ha spiegato così: "Mi stupivo che i fiori sui suoi vestiti non fossero ancora appassiti perché li aveva portati così tante volte che era un miracolo che non fossero sciupati".
Aprile
Maggio
Giugno
Francesco Guccini
Quel giorno di aprile

Quel giorno d’aprile che ricorda Francesco Guccini bambino non è un giorno qualunque: è il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell'Italia dalla dittatura nazifascista e fine della seconda guerra mondiale. La canzone che vi presento questo mese racconta un viaggio visto attraverso gli occhi dell’autore bambino che ricorda gli avvenimenti di quella giornata si aprile del 1945, fatta di gioia e dolore: "E l’Italia cantando ormai libera allaga le strade, sventolando nel cielo bandiere impazzite di luce e tua madre prendendoti in braccio piangendo sorride, mentre attorno qualcuno una storia o una vita ricuce". E al termine del pezzo dice: "Suona ancora per tutti campana, e non stai su nessun campanile, perché dentro di noi troppo in fretta si allontana quel giorno di aprile". Ma noi non dimenticheremo mai.
Elio e le Storie Tese
Complesso del Primo Maggio

Un brano strepitoso e irriverente del noto gruppo italiano, recentemente scioltosi (... ma loro dicono: "ci siamo sciolti ma non abbiamo mica smesso...!". Nel brano gli autori descrivono a modo loro le impressioni del classico Concertone del 1 maggio da Piazza San Giovanni a Roma. Al concerto si vede di tutto, ma sono un po' sempre le stesse cose, Dall'immancabile fan con la bandiera sarda, alle altrattanto immancabili proteste sociali, fino alla musica, che si alterna sul palco, quella bella, quella noiosissima, quella popolare e quella (finto) rock. Per finire con un grande amico del gruppo e degli amanti della musica italiana, Eugenio Finardi, che sulle note della sua "Non è nel cuore" conclude: "Il primo maggio è fatto di gioia, ma anche di noia".
Fabrizio De André
Giugno '73

De André si rivolge ad una donna, di nome Roberta, con cui ha avuto una relazione intensa e importante fra la prima e la seconda moglie. Dalla prima è separato, dalla nuova “suocera” viene visto male perché è un cantante e per di più separato. L'autore non avendo trovato fiori, regala alla sua amata una gazza parlante. Non è chiarissimo a quale significato l’autore faccia riferimento, ma probabilmente vuole lasciare intendere il presagio imminente di una rottura fra i due, oppure ancora si riferisce alla madre. Definire qualcuno una gazza è certamente offensivo, forse la donna con una sua simile che sa parlare accanto potrebbe imparare a essere cortese con lui! I due sono diversi, troppo diversi, anche per le comitive che frequentano. E questo in effetti corrisponde a verità essendo Roberta una borghese. Le differenze sociali sono un ostacolo insormontabile. La conclusione della canzone è poi famosissima: "...meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”.
Luglio
Agosto
Settembre
Riccardo del Turco
Luglio

Iniziava l’anno 1968, soffiava il vento della contestazione fra Maggio francese e Valle Giulia. Poi fu estate; e da noi fra radio e jukebox si levò la brezza di luglio, «Luglio, col bene che ti voglio, vedrai non finirà…». Stranezze della storia: per quindici settimane al numero uno delle classifiche del Sessantotto dominò il garbo antico di Riccardo Del Turco, fiesolano classe ’39, chansonnier d’autore dalla delicatezza pudica e mai retorica, con gusto per melodie mosse, eleganti, scandite spesso in ritmi sudamericani. Del Turco con Luglio ha vinto nel ’68 il Disco per l’estate e nel ’69, poiché Luglio fu il brano più venduto del ’68, la mostra di musica leggera di Venezia: la canzone, testo di Giancarlo Bigazzi allora esordiente, vendette un milione e centomila copie spopolando tradotta anche nelle hit di Francia e Canada e sul mercato anglofono. Senza contare che da allora Luglio rappresenta l’estate italiana in musica (da "Avvenire")
Ottobre
Novembre
Dicembre
Torna ai contenuti